Sommario:
- 1. Introduzione
- 2. Discriminazioni e organizzazioni
- 3. Il problema dell'emersione
- 4. Prossimità, fiducia e accessibilità
- 5. Gli organismi di parità come infrastrutture di fiducia
- 6. La sfida posta dalla riforma
- 7. Conclusioni
- 8. Riferimenti bibliografici
Il contributo propone una lettura sociologica del riassetto degli organismi per la parità introdotto dal d.lgs. 7 maggio 2026, n. 91, in attuazione delle direttive europee in materia di equality bodies. Più che discutere i profili tecnico-giuridici della riforma, l’articolo si concentra sulle condizioni sociali che rendono effettivo l’accesso alla tutela antidiscriminatoria. A partire da una prospettiva organizzativa, il testo evidenzia come le discriminazioni di genere si producano spesso attraverso pratiche ordinarie, asimmetrie cumulative e culture organizzative che ne ostacolano l’emersione. L’efficacia di un organismo di parità dipende quindi dalla sua capacità di generare fiducia, prossimità e riconoscibilità tanto quanto dalla configurazione istituzionale che riceve. In tale prospettiva, l’effettività della riforma si giocherà anche sulla capacità di costruire un’architettura sociale della tutela: un sistema riconoscibile, accessibile e credibile, che renda possibile, per chi subisce discriminazione, riconoscere l’accaduto come ingiustizia e sapere a chi rivolgersi.



