Sommario:
- 1. Impostazione del problema: la bottiglia stregata di Stevenson e la maledizione della proprietà irrinunciabile
- 2. Configurabilità della rinunzia alla proprietà immobiliare: orientamenti a confronto
- 3. La rinunzia alla proprietà immobiliare nella ricostruzione delle Sezioni Unite
- 4. Spunti di riflessione a margine della decisione del Supremo Collegio: rinunzia alla proprietà immobiliare e razionale allocazione delle risorse
- 5. Rinunzia alla proprietà e “autosufficienza” dell'interesse dismissivo
- 6. La “terza via” del legislatore italiano in ordine agli atti dismissivi di beni immobili: la nullità della rinunzia per mancata allegazione della “documentazione attestante la conformità dell'immobile alla normativa vigente”
- 7. Caratteristiche della nullità contenuta nell'art. 1, comma 731, della l. n. 199/2025
- 8. Profili di “irragionevolezza” della disposizione di nuovo conio
- 9. Potere di rinuncia e Wesengahalt del diritto di proprietà
- 10. Una riflessione conclusiva: la scure della Consulta sulla maledizione della proprietà irrinunciabile
Dopo avere ripercorso i passaggi centrali della sentenza delle Sezioni Unite in materia di rinuncia alla proprietà immobiliare, lo scritto trae ispirazione dalla novella “Il demone della bottiglia” di Robert Louis Stevenson per far emergere i possibili profili di illegittimità costituzionale della previsione di nullità contenuta nell'art. 1, comma 731, della legge n. 199/2025, la quale, rendendo praticamente impossibile il perfezionamento di qualsivoglia atto dismissivo del diritto dominicale su un immobile, incatena di fatto in sempiterno il titolare al suo diritto.



