CGUE 17 marzo
Il presente contributo si inserisce nell’acceso dibattito dottrinale e giurisprudenziale concernente la legittimità del licenziamento per motivi religiosi, con specifico riguardo al delicato bilanciamento tra l’autonomia delle organizzazioni di tendenza e i diritti del lavoratore. In questo contesto assume una rilevanza centrale la recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea. La pronuncia, interpretando la Direttiva 2000/78/CE alla luce della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, vieta le discriminazioni basate sulle convinzioni religiose. L'appartenenza confessionale invero non costituisce un requisito professionale essenziale se l'organizzazione impiega già personale laico per mansioni analoghe.



